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L’arte del gioco di prestigio in politica

lunedì 18 gennaio 2016, di siawi

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MAREA 1 2016
www.mareaonline.it
Traduzione di Laura Guidetti

di Marieme Helie Lucas

(Fondatrice della Secularism is a Women’s Issue - http://www.siawi.org/ )

I fatti: la sera della vigilia di capodanno ci sono stati attacchi, a carattere sessuale, concertati contro le donne nello spazio pubblico, contem- poraneamente in una dozzina di città, soprattutto in Germania, ma anche in Austria, Svizzera, Svezia, Finlandia. Diverse centinaia di donne, ad oggi, hanno presentato denuncia per violenza sessuale, rapina e stupro. Questi attacchi sono stati perpetrati da giovani di emigrazione (immigrati, richiedenti asilo, rifugiati recenti o altro) dal Nord Africa e dal Medio Oriente.

Le reazioni erano prevedibili: occultazione dei fatti, del loro coordinamento internazionale e della loro grandezza, più a lungo possibile da parte dei governi, delle polizie, e dei media, come al solito, sacrificando i diritti delle donne per la pace sociale. Protesta preventiva della sinistra e tra un numero significativo di femministe per difendere gli stranieri presunti ‘musulmani’ come potenziali ‘vittime di razzismo’ (si noti il passaggio semantico da ‘Maghrebini’ o ‘arabi’, una identificazione di origine geografica, usata dalle donne abusate e dalla polizia, a ‘musulmani’). Clamori securitari della estrema destra e primo passo in Germania dove si è verificato un pogrom senza discriminazioni di origine). Negazione e razzismo: un modello classico che accompagna l’ascesa dell’estrema destra fondamentalista musulmana in Europa a partire dagli anni ‘80.

Reminiscenze: centro di Tunisi, raduno laico e femminista anti-Ben Ali. Dei gruppi di giovani fondamentalisti (questo è stato dimostrato) circondano le manifestanti, in maggioranza nella manifestazione, le isolano, le aggrediscono sessualmente, toccano il sesso ed i seni e le colpiscono violentemente, nonostante gli sforzi per proteggerle da parte degli uomini di sinistra che sono accorsi in solidarietà. E la Polizia ferma a guardare.

Piazza Tahrir al Cairo, luogo di ritrovo della protesta contro il governo: per la prima volta, le donne colgono l’opportunità di prendere il loro posto come cittadine; sono numerose nelle manifestazioni; gruppi di giovani (fino a che punto asserviti ai Fratelli Musulmani o manipolati da loro?) assaltano sessualmente centinaia di manifestanti (e giornaliste della stampa estera), ci sono foto dei giornali che le mostrano parzialmente denudate, ci sono denunce di stupro. La polizia fa quadrato e attaccata le manifestanti con violenza, con pugni, le sottopone al ‘test’ di verginità, ecc. Questa politica di terrore sessuale continuerà per mesi al Cairo, le organizzazioni femministe costruiscono una mappa elettronica della città, dove le aggressioni sono riportate in tempo reale in modo che le squadre di soccorso (uomini) possano raggiungere la scena in tempo.

Una reminiscenza più remota: Algeri, era il 1969. Il primo Festival culturale panafricano: Piazza de la Grande Poste, centinaia di donne siedono per terra, occupando tutti gli incroci, per l’occasione chiusi al traffico; le donne assistono ad uno dei tanti concerti gratuiti offerti al pubblico dalle cinque del pomeriggio alle quattro del mattino, ogni giorno, per settimane, eventi culturali a cui le donne partecipano con assiduità. La maggior parte indossa il tradizionale haik bianco di Algeri e con loro ci sono diversi bambini. Cala la notte, poco dopo le 8:30 ET si leva un grido: ‘en-nsa, l-ed-dar’, ‘ le donne a casa’, ripreso da centinaia di uomini che assistono al concerto. Lentamente e con riluttanza, le donne ei bambini si allontanano. Gli uomini ridono, trionfanti, sprezzanti. Come i nazisti dicevano: “in chiesa, in cucina, presso la culla” Il posto nello spazio pubblico delle famose donne rivoluzionarie algerine della nostra gloriosa guerra di liberazione, è già sette anni dopo l’indipendenza chiaramente definito: il patriarcato ed il fondamentalismo, cultura e religione, vanno insieme mano nella mano.

Come è curioso che tali collegamenti non vengano fatti con il recente caso di Colonia, anche da parte di femministe che hanno sostenuto le donne in piazza Tahrir quando sono state aggredite.

È che l’Europa non ha nulla da imparare da noi, e che nulla di ciò che ci accade può somigliare in alcun modo a ciò che sta accadendo in Europa. Per definizione. Come dire che non si possono confondere le mele con le arance. Un razzismo di fondo, non esplicitato nella sinistra radicale, che ammette implicitamente la differenza incolmabile tra civilizzati e sotto-sviluppati in, tra i loro comportamenti, le loro culture, le loro situazioni politiche. E sotto questa alterità essenzializzata si trova una gerarchia vergognosa. La sinistra radicale nella sua difesa cieca dei ‘musulmani’ reazionari, implicitamente ammette che è normale che una situazione di oppressione crei una risposta di estrema destra tra non-europei ... noi non siamo chiaramente degne o capaci di costruire risposte rivoluzionarie. (non posso sviluppare qui l’esportazione di questo pensiero alle élite della sinistra in Asia e in Africa)

Cassandre inascoltate, sono tre decenni che gridiamo e indichiamo similitudini che sarebbero politicamente illuminanti. Le donne algerine, soprattutto, fuggite negli anni ‘90 dal terrore dei fondamentalisti, continuano a mostrare le diverse fasi della crescita dei fondamentalisti in Algeria, dagli anni ‘70 agli anni ‘90, e la loro somiglianza con ciò che sta accadendo in Francia e altrove in Europa: prima gli attacchi contro i diritti legali delle donne (per richiedere una legge specifica ‘musulmana’ in materia di diritto di famiglia, la segregazione sessuale negli ospedali, nelle piscine, ecc.), insieme con le richieste particolaristiche nel campo della istruzione (corsi su misura, e non laici) e poi gli attacchi mirati contro le donne indisciplinate che contravvengono alle regole (ragazze lapidate, bruciate) e contro qualsiasi laico ribattezzato Kofr (giornalisti, persone dello spettacolo, Charlie) e infine attacchi indiscriminati contro qualsiasi comportamento che non corrisponde all’ideale integralista (Bataclan, caffè all’aperto, la partita di calcio, ecc.). Tutto questo si è sviluppato seguendo lo stesso schema, dagli anni ’70 ai ’90 in Algeria, a partire dalla stesso modo di mettere a rischio i diritti delle donne, e la loro esistenza nello spazio pubblico, sapendo fin troppo bene che i governi non esitano a monetizzare i diritti delle donne in cambio del mantenimento della pace sociale con il fondamentalismo.

Ma l’Europa di sinistra sembra incapace di uscire dalla sua situazione specifica, in cui le persone di origine immigrata e tra di loro, i presunti ‘musulmani’ sono effettivamente discriminati. Essa estrapola ed esporta la sua analisi applicandola alla crescita del fondamentalismo nei nostri paesi, dove i ‘musulmani’ non sono né una minoranza, né discriminati se non dai loro stessi fratelli.

Ancora più grave è che la sinistra lascia alle sole forze politiche di estrema destra in Europa tradizionalmente xenofobe, il monopolio del discorso sull’altra estrema destra, quella del fondamentalismo islamico, lasciando così pure il monopolio della legittima segnalazione delle forze della estrema destra, chiamata religiosa dei nostri paesi. Temo che molte di noi siano preoccupate, sempre più, che questa negazione porti ad azioni popolari punitive indiscriminate, che soddisferanno sia il desiderio di vendetta della tradizionale estrema destra xenofoba, sia il tentativo della estrema destra fondamentalista per reclutare più diffusamente in Europa. Abbiamo già assistito a proposte da parte di sindaci di estrema destra per legittimare la creazione di milizie popolari per “proteggere” i cittadini francesi. Mentre la sinistra (come la socialdemocrazia) regolarmente si indigna, ma nella misura in cui rifiuta di affrontare il problema del fondamentalismo islamico e si limita alla negazione, lascia il terreno ideologico alla estrema destra razzista.

Come non vedere l’avanzata dei fondamentalisti in Europa, dove la recente brutale messa in discussione del ruolo delle donne nello spazio pubblico europeo, il 31 dicembre, è solo che un segno.

La lente distorta dell’approccio eurocentrico rende impossibile vedere le analogie con quello che è successo, per esempio, in Nord Africa e in Medio Oriente. In Europa, i ‘musulmani’ non possono che essere visti se non come vittime, minoranze oppresse - il che giustifica evidentemente qualsiasi comportamento aggressivo e reazionario da parte loro - allora è sufficiente attraversare certe frontiere per vedere, quando essi sono la maggioranza, o al potere, la loro agenda politica riguardo la democrazia, la laicità, i credenti di altre confessioni e le donne. È questa mancanza di analisi politica che permette la loro avanzata in Europa. Con il pretesto della oppressione capitalista e della xenofobia in Europa, l’estrema destra fondamentalista vede sdoganate le sue politiche ultra-reazionarie, non solo in Europa ma anche nei nostri paesi. Che eurocentrismo ...

Che la sinistra e molte femministe si attengano alla teoria delle priorità (difesa esclusiva dei emigranti - ribattezzati ‘musulmani’- contro la destra capitalista occidentale) è un errore fatale di cui risponderanno davanti alla storia ed è un

abbandono delle forze progressiste dei nostri paesi, la cui assurda disumanità resterà come macchia indelebile sulla bandiera dell’internazionalismo.
A questa palla concettuale della sinistra (il principale nemico contro il nemico secondario) si aggiunge un’altra teoria delle priorità, quella sostenuta delle organizzazioni per i diritti umani: una gerarchia implicita dei diritti fondamentali secondo la quale i diritti delle donne vengono di gran lunga dopo i diritti delle minoranze, i diritti religiosi, i diritti culturali, solo per citarne alcuni che regolarmente vengono contrapposti ai diritti delle donne - come dalle Nazioni Unite.
Dopo gli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti e le misure di sicurezza che ne sono seguite, abbiamo assistito ad un vero gioco di prestigio da parte delle organizzazioni per i diritti umani e della sinistra radicale: il trucco della causa a beneficio della conseguenza. Così, il tema principale di analisi e di dibattito è la ‘guerra al terrorismo’, gli abusi famigerati che provoca, la limitazione delle libertà civili, la paura per la democrazia. (Non voglio discutere qui la fondatezza delle accuse, ma solo l’uso della tecnica discorsiva). Tutti questi problemi vengono ripresi attualmente in Francia, con lo stato di emergenza che è stato istituito dopo gli attentati di novembre a Parigi, e la paura di un Patriot Act in Europa.

Ma nello stesso tempo, il ‘terrore’ scompare dal discorso, perde la sua realtà, diventa un semplice pretesto - un’illusione? - per l’azione liberticida del governo: vi è infatti una ‘guerra contro il terrore’, ma il ‘terrore’ è diventato una fantasia dell’estrema destra xenofoba; ci sono delle bombe umane che esplodono a Parigi, ma la guerra in Francia non c’è. Elaborano all’infinito su quello che il governo (o i governi) non dovrebbe fare, denunciano le sue intenzioni perverse, le manipolazioni, gli attentati alle libertà. Dicono che tutto questo non è necessario alla sicurezza di beni e persone. Dicono che questo provoca i ‘musulmani’.

Ecco riapparire una causa e una conseguenza, ma invertite. Con il trucco, il classico mago illusionista estrae il coniglio dal cappello: qui tiriamo fuori il cilindro dal coniglio.
Un fenomeno globale - la nascita di un nuovo tipo di estrema destra, quella del fondamentalismo islamico - non solo è giustificato, ma letteralmente nascosto dietro le critiche delle reazioni che suscita. Qualunque siano le nostre posizioni in relazione alla natura e alle derive di queste reazioni, non dobbiamo permettere che il fenomeno stesso sia distolto: la negazione non lo farà sparire dalla realtà, mentre è sparito dai discorsi delle organizzazioni della sinistra radicale e dei diritti umani.

Immaginate per un momento che un fenomeno politico globale possa essere determinato dalla politica interna ed estera dell’occidente capitalista e da questo soltanto (qualunque sia il regime e le forme di governo in cui appaia, il livello di sviluppo economico e culturale di questi paesi, le classi e le forze politiche presenti, ecc.): tutto questo rivela della megalomania.
Nel corso degli ultimi trent’anni, mettere la testa sotto la sabbia non è riuscito ad arginare le crescenti richieste dell’estrema destra fondamentalista, sia in Europa o altrove - al contrario, essa ha navigato sopra l’occultamento della sua natura politica e sullo sfruttamento cinico delle libertà democratiche e dei diritti umani.
La posta in gioco va ben oltre i semplici diritti delle donne; si tratta di un progetto di società teocratica, in cui, tra l’altro - tra l’altro solo - i diritti delle donne saranno limitati. L’azione del 31 dicembre, coordinata a livello europeo, e la sua rimessa in discussione del ruolo delle donne nello spazio pubblico, gioca esattamente lo stesso ruolo dell’improvvisa comparsa del cosiddetto ‘velo islamico’: è una dimostrazione di forza e visibilità. Che potrebbe avere successo, come è stato in parte l’imposizione del cosiddetto ‘velo islamico’; il consiglio dato alle donne aggredite a Colonia da alcune autorità statali tedesche lo evidenzia: “adattatevi, tenete lontani gli uomini, non andate da sole, ecc.

In breve, sottomettetevi o sopportatene le conseguenze. Se vi capita qualcosa, sarà colpa vostra, noi però vi avevamo messo in guardia.

Una consiglio che ricorda quanto è stato detto nei tribunali, non così tanto tempo fa, alle donne violentate: ma cosa ci facevi là? e a quest’ora? e con questo vestito?
Un consiglio che i predicatori fondamentalisti islamici non sconfesseranno. Che la prima preoccupazione sia di preservare i colpevoli e non di difendere le vittime è una variante interessante della solita difesa degli uomini autori di violenze contro le donne. Qual è la percentuale delladifesa del patriarcato e quale della difesa dei migranti, delle minoranze etniche e religiose? Quando gli interessi del patriarcato (che la sinistra non osa appena difendere ufficialmente come tale) possono essere confusi con la nobile difesa degli oppressi (la cui aura ha preso un brutto colpo con i recenti attacchi di novembre a Parigi), si adatta a molte persone.

Che ci si possa ancora fare domande sulla natura concertata degli attacchi simultanei in almeno cinque paesi diversi e in una dozzina di città in Europa, ci lascia sconcertate di fronte a una tale malafede, o cecità, o perversione, politica.

5 janvier 2016
mis à jour le 12 janvier

marieme helie lucas

Les faits avérés:
Au réveillon de fin d’année 2015 ont eu lieu des attaques concertées contre les femmes dans l’espace public, à caractère sexuel, simultanément dans une dizaine de villes, principalement en Allemagne, mais aussi en Autriche, en Suisse, en Suède, en Finlande… Plusieurs centaines de femmes, à ce jour, ont porté plainte pour agression sexuelle, vol, et viol. Ces attaques ont été perpétrées par des hommes jeunes issus de l’émigration (qu’ils soient immigrés, demandeurs d’asile, réfugiés récents, ou autre...) originaires du Maghreb et du Moyen Orient.

Les réactions ont été sans surprise: Occultation des faits, de leur coordination internationale et de leur magnitude aussi longtemps que possible par les gouvernements, leurs polices, et les media, sacrifiant comme à leur habitude les droits des femmes à la paix sociale. Levée préventive de boucliers à gauche et parmi un nombre important de féministes pour défendre les étrangers présumés ‘musulmans’ en tant que victimes potentielles de racisme (notons le glissement sémantique de ‘arabes’ ou ‘maghrébins’, une localisation d’origine géographique, comme les ont décrit les femmes agressées et la police, à ‘musulmans’.) Clameurs sécuritaires à l’extrême droite et premier passage à l’acte en Allemagne où s’est produit un pogrom anti bronzés, sans discrimination d’origine. Déni et racisme : Un schéma classique qui accompagne la montée de l’extrême droite intégriste musulmane en Europe depuis les années 80.

Réminiscences :
Centre de Tunis, rassemblement laïque et féministe anti Ben Ali : des groupes de jeunes intégristes (cela a été prouvé) entourent les manifestantes, majoritaires dans la manifestation, les isolent, les agressent sexuellement, touchant leurs sexes et leurs seins et les frappent violemment, malgré les efforts pour les protéger d’hommes de gauche qui sont venus en solidarité. La police regarde.

Place Tahrir au Caire, lieu de rassemblement de la contestation anti gouvernementale: pour la première fois, les femmes saisissent cette occasion de prendre leur place de citoyennes; elles sont nombreuses dans les manifestations; des groupes de jeunes gens ( à quel degré inféodés aux Frères Musulmans ou manipulés par eux ?) agressent sexuellement des centaines de manifestantes (et des journalistes de la presse étrangère), des photos de presse les montrent partiellement dénudées, il y a des plaintes pour viols. La police fait chorus et s’en prend également aux manifestantes qu’elle bastonne très violemment, soumet à des ‘tests’ de virginité, etc... Cette politique de la terreur sexuelle se poursuivra au Caire pendant des mois, les organisations féministes mettent alors sur pied une carte électronique du Caire où sont signalées les agressions en temps réel pour que des équipes de sauveteurs ( hommes) parviennent sur les lieux à temps.

Réminiscence plus ancienne encore : Alger, été 1969, 1er Festival Culturel Pan-Africain : place de la Grande Poste, des centaines de femmes sont assises par terre, occupant tout le large carrefour qui a été pour la circonstance interdit à la circulation automobile; elles assistent à l’un des nombreux concerts gratuits offerts à la population de 5h de l’après midi à 4h du matin chaque jour pendant des semaines, manifestations culturelles auxquels les femmes sont très assidues; la plupart portent le haïk blanc traditionnel de l’Algérois et ont emmené plusieurs enfants chacune. La nuit tombe peu après 8h30 et un cri s’élève : ‘en- nsa, l-ed-dar’, ‘les femmes à la maison’, repris par les centaines d’hommes qui assistent aussi au concert. Petit à petit et à regret, les femmes et les enfants quittent la place. Les hommes rient, triomphants, méprisants. Comme disaient les Nazis : ‘à l’église, à la cuisine, auprès du berceau’…La place dans l’espace public des célèbres femmes algériennes révolutionnaires de notre glorieuse guerre de libération est déjà, 7 ans après l’indépendance, clairement définie. Patriarcat et intégrisme, culture et religion, voguent main dans la main.

Comme il est curieux que de tels liens ne soient pas faits avec l’affaire récente qui nous occupe ici, même par des féministes qui ont soutenu les femmes de la place Tahrir lorsqu’elles y furent agressées.
C’est que l’Europe n’a rien à apprendre de nous, et que rien de ce qui se passe chez nous ne peut ressembler de près ou de loin à ce qui se passe en Europe. Par définition. On ne va quand même pas mélanger les torchons et les serviettes. Un racisme sous-jacent, non explicité dans la gauche radicale, admet implicitement la différence infranchissable entre les civilisés et les sous développés, leurs comportements, leurs cultures, leurs situations politiques. Et sous cette altérité essentialisée, gît une inavouable hiérarchie : la gauche radicale, dans son aveugle défense des réactionnaires ‘musulmans’, accepte implicitement qu’il est normal qu’une situation d’oppression engendre une réponse d’extrême droite chez les non-Européens… nous ne sommes clairement pas dignes, ou capables, d’y apporter des réponses révolutionnaires. (je ne développerai pas ici l’exportation de cette pensée aux élites de gauche en Asie et en Afrique)

Cassandres inécoutées, nous nous égosillons pourtant depuis trois décennies à pointer du doigt des similitudes qui seraient éclairantes politiquement. Les algériennes surtout, qui ont fui la terreur intégriste des années 90, ne cessent de montrer les différentes étapes de la montée intégriste en Algérie, des années 70 aux années 90, et leur similitude avec ce qui se met en place en France et ailleurs en Europe : d’abord des attaques contre les droits légaux des femmes (pour demander un droit spécifique ‘musulman’ en matière familiale, une ségrégation sexuelle dans les hôpitaux, les piscines, etc..), conjointement avec des demandes particularistes en matière d’enseignement (cursus adapté, non laïque ) puis des attaques ciblées contre les contrevenantes indisciplinées (filles lapidées, brulées) et contre tout laïque rebaptisé ‘kofr’ (journalistes, comédiennes, Charlie), enfin des attaques indiscriminées contre tout comportement qui ne correspond pas à l’idéal intégriste (Bataclan, terrasses de café, match de foot, etc..). Tout ceci s’est développé suivant le même schéma, des années 70 aux années 90 en Algérie, en commençant de la même façon par mettre en cause les droits des femmes, et leur existence dans l’espace public, sachant trop bien que les gouvernements n’hésitent pas à monnayer les droits des femmes en échange du maintien d’une certaine paix sociale avec l’intégrisme.

Mais l’Europe de gauche semble incapable de s’extraire de sa situation spécifique où les personnes d’origine émigrée et, parmi elles, les présumés ‘musulmans’, font effectivement face à des discriminations. Elle extrapole et exporte son analyse à la montée de l’intégrisme dans nos pays même, où pourtant les ’musulmans’ ne sont ni minoritaires ni discriminés sinon par leurs propres frères.
Plus grave encore est que la gauche laisse aux seules forces politiques de l’extrême droite européenne xénophobe traditionnelle le monopole du discours sur l’autre extrême droite, celle de l’intégrisme musulman, lui laissant aussi le monopole de la légitime dénonciation des forces d’extrême droite dite religieuse issues de nos pays. Je crains, beaucoup d’entre nous craignons, de plus en plus, que ce déni ne mène à des actions punitives populaires indiscriminées, ce qui satisferait à la fois le désir de vengeance de l’extrême droite traditionnelle xénophobe, et la tentative de l’extrême droite intégriste de recruter plus largement en Europe. On a déjà assisté à des tentatives de maires d’extrême droite de légitimer la création de milices populaires armées pour ‘protéger’ les citoyens français. Certes la gauche (tout comme la social démocratie) s’en indigne régulièrement, mais dans la mesure où elle se refuse à aborder le problème de l’intégrisme musulman et se cantonne au déni, elle laisse le terrain idéologique à l’extrême droite raciste.

Comment ne pas voir les avancées intégristes en Europe, dont la récente brutale remise en cause de la place des femmes dans l’espace public européen, ce 31 décembre, n’est qu’un signe de plus… La lunette déformante de l’approche européocentriste empêche de voir les similitudes avec ce qui s’est passé, par exemple, au Maghreb et au Moyen Orient. En Europe, les ‘musulmans’ ne peuvent être vus que comme des victimes, des minorités opprimées – ce qui justifie apparemment tout comportement agressif et réactionnaire de leur part - , alors qu’il suffit de franchir quelques frontières pour voir quel est, lorsqu’ils sont en majorité, ou au pouvoir, leur programme politique envers la démocratie, les laïques, les tenants d’autres religions et les femmes. C’est cette absence d’analyse politique qui permet leurs avancées en Europe. Sous prétexte d’oppression capitaliste et xénophobe en Europe, l’extrême droite intégriste se voit dédouanée de ses politiques ultra réactionnaires, non seulement en Europe mais aussi dans nos pays d’origine. Quel européocentrisme…
Que la gauche et bien trop de féministes s’en tiennent à la théorie des priorités (exclusive défense des émigrés - rebaptisés ‘musulmans’- contre la droite occidentale capitaliste) est une erreur fatale dont elles répondront devant l’histoire, et un abandon des forces progressistes de nos pays dont l’absurde inhumanité fera tâche indélébile sur le drapeau de l’internationalisme.
A ce boulet conceptuel de la gauche (l’ennemi principal vs l’ennemi secondaire) s’ajoute une autre théorie des priorités, celle ci issue des organisations de droits humains : une implicite hiérarchie des droits fondamentaux selon laquelle les droits des femmes viennent loin après les droits des minorités, les droits religieux, les droits culturels, pour ne nommer que quelques uns de ceux qui sont régulièrement opposés aux droits des femmes, - et ce jusqu’à l’ONU.

Depuis les attaques du 9-11 aux Etats Unis et des mesures sécuritaires qui s’en sont suivies, on assiste de la part des organisations de droits humains et de la gauche radicale à un véritable tour de passe-passe: l’escamotage de la cause au profit de la conséquence. Ainsi, le thème principal des analyses et des débats est-il ‘la guerre contre la terreur’, les abus notoires qu’elle entraine, la limitation des libertés civiques, la crainte pour la démocratie. (Je ne débattrai pas ici du bien fondé de ces accusations, mais uniquement de la technique discursive employée). Tous ces thèmes sont repris actuellement en France, avec l’Etat d’urgence qui fut instauré après les attentats de novembre à Paris, et la crainte d’un Patriot Act en Europe.
Mais en même temps, la ‘terreur’ elle même disparaît des discours, elle perd de sa réalité, elle devient le simple prétexte – illusion ? - à des actions gouvernementales liberticides : il y a bien une ‘guerre contre la terreur’ mais la ‘terreur’ est devenue une fantaisie de l’extrême droite xénophobe, il y a bien des bombes humaines qui explosent dans Paris, mais il n’y a pas de guerre en France… On élabore sans fin sur ce que le (ou les) gouvernement ne devrait pas faire, on dénonce ses intentions perverses, manipulatoires, attentatoires aux libertés. On dit que rien de tout cela n’est nécessaire à la sécurité des biens et des personnes. On dit que cela provoque ‘les musulmans’.
Ici reparaissent bien une cause et une conséquence, mais inversées. Après l’escamotage, le prestidigitateur illusionniste classique ressort le lapin du chapeau ; ici nous ressortons le chapeau du lapin…

Un phénomène mondial – la montée d’une nouvelle sorte d’extrême droite, celle de l’intégrisme musulman - est non seulement justifié, mais littéralement escamoté derrière la critique des réactions qu’il suscite. Quelles que soient nos prises de position par rapport à la nature et aux dérives de ces réactions, nous ne devrions pas permettre que le phénomène lui même soit escamoté : le déni ne le fera pas disparaître dans la réalité, comme il le fait disparaître des discours de la gauche radicale et des organisations de droits humains.
S’imaginer un instant qu’un phénomène politique mondial puisse être déterminé par la politique intérieure et extérieure de l’occident capitaliste et de lui seul (et ce quels que soient les régimes et les formes de gouvernement sous lesquels il apparaît, le niveau de développement économique et culturel de ces pays, les classes et les forces politiques en présence, etc.. ) , cela relève de la mégalomanie..

Au cours de ces trente dernières années, mettre la tête dans le sable n’a pas permis d’endiguer les demandes croissantes de l’extrême droite intégriste, ni en Europe ni ailleurs – bien au contraire, elle a surfé sur l’occultation de sa nature politique et sur son exploitation cynique des libertés démocratiques et des droits humains.
Ce qui est en jeu va bien plus loin que les simples droits des femmes; c’est un projet de société théocratique, dans lequel, entre autres, - entre autres seulement -, les droits des femmes seront limités. L’action, concertée au niveau européen, du 31 décembre et sa remise en cause de la place des femmes dans l’espace public joue exactement le même rôle que l’apparition soudaine du prétendu ‘voile islamique’: il s’agit d’une démonstration de force et de visibilité.

Il se peut qu’elle soit couronnée de succès, comme l’est en partie l’imposition du dit ‘voile islamique’ ; les conseils prodigués aux femmes agressées à Cologne par certaines autorités de l’état allemand en font foi.: adaptez vous, tenez vous éloignées des hommes, ne sortez pas seules, etc…Bref, soumettez vous ou supportez en les conséquences. S’il vous arrive quelque chose, ce sera bien de votre faute, on vous aura prévenues…
Un conseil qui remet en mémoire ce qu’on disait, en plein tribunal, il n’y a pas si longtemps, aux femmes violées : mais qu’alliez vous faire là ? et à cette heure ? et dans cette tenue ?
Un conseil que ne sauraient désavouer les prêcheurs intégristes musulmans…

Que le premier souci ait été de préserver les coupables et non de défendre les victimes est une variante intéressante de l’habituelle défense des hommes coupables de violence envers les femmes. Quel pourcentage de défense du patriarcat et quel de défense des émigrés, minorités ethniques et religieuses? Quand les intérêts du patriarcat (que la gauche n’ose plus guère défendre officiellement en tant que tel) peuvent se confondre avec la noble défense de l’opprimé (dont l’aura, même à gauche, a quand même pris un sale coup avec les récents attentats de novembre à Paris), cela arrange bien des gens.

Que l’on puisse encore se poser des questions sur le caractère concerté d’attaques simultanées, dans au moins 5 pays différents et une dizaine de villes en Europe, laisse pantois devant tant de mauvaise foi, et d’aveuglement – ou de perversité - politique.